Nel calcio come nel marketing è questione di data analysis

Puoi essere in due situazioni ora: Daje! Dimmi di più! oppure Oh no, l’ennesimo articolo sul calcio!

Non ti mentirò: amo questo sport ma non è mia intenzione ora affondare argomenti come Coppa Italia, tattiche e Allegri come allenatore. Oggi voglio parlare di marketing, ma anche di sport e non tanto per scendere nelle intricatissimo mondo del calcio e delle tifoserie, quanto più per addentrarmi sul tesoro prezioso del data analysis.

Chi più, chi meno, tutti almeno una volta siamo capitati a giocare a calcetto. Hai presente quando sei la punta della squadra? Sfrecci, svicoli e poi boom, arriva il goal!

Ecco io sono sempre stato quello nelle retrovie, il difensore centrale che sta alle calcagne dell’avversario. Poi, appena riesce a trovare un buco, afferra la palla, vari passaggi e arriva il mitico assist.

A 16 anni il ruolo di difensore centrale può piacere se sei bravo, ma non esalta come la punta. Qualche anno dopo, quando sei diventato un digital advertiser, le cose sono cambiate ed è diverso anche il valore che puoi associare a quel tipo di lavoro. Il segreto di tutto ciò si trova in una frase:

Se la punta non sa dove sei, non sa dove girarsi.

Questa affermazione, abbastanza semplice anche se tecnica, mi ispira ancora oggi.

L’analisi è la vita: senza sono tutti numeri

Ampliando la conoscenza del calcio scopri che ci sono delle strategie da seguire, una di queste è la tattica del difensore centrale. Non solo “prendi e tiri”, con più o meno potenza, sperando la palla arrivi nella rete avversaria.

Se fai il difensore il tuo ruolo è chiaro: l’avversario non deve superarti per fare goal. Allora tu come fai per evitarlo? Marchi stretto e cerchi di farlo muovere il meno possibile. Però non puoi placcarlo fisicamente, quindi devi scegliere il meno peggio: gli stai attaccato dal lato più vicino alla porta, così che se vuole svincolarsi debba superarti con non poca fatica.

Insomma, basta affondare un po’ di più il naso nell’ambito del calcio e puoi vedere come questo sport sia un esempio perfetto di strategia e tattica, oggi come non mai, basata sui dati.

Il difensore è il dato

M’immagino l’attaccante di calcio come un businessman: corre e si lancia a rotta di collo per raggiungere successi e superare nuove sfide che gli arrivano addosso. Però oltre a guardare l’ambiente economico in cui si è immerso, un buon businessman-calciatore sarebbe perduto se ignorasse il difensore centrale quando gli sta addosso. Il difensore è il dato. Il difensore è concreto e tangibile e mostra cosa sta succedendo.

L’imprenditore può scegliere di farci attenzione e analizzare la situazione oppure ignorare e continuare con l’istinto. La seconda scelta è pessima, non per altro ma ho esperienza come difensore centrale: con una lacuna così ti rubano palla in due secondi.

L’eterna lotta tra istinto e calcolo

Possiamo dire che ci sono due linee parallele nel mondo del marketing: la prima possiamo vederla mossa dall’istinto, la grinta e la pancia. La seconda è quella razionale, puntale e calcolata. Fino a qualche anno fa le logiche della data analysis faticano a entrare nella testa dei piccoli o medi imprenditori e capisco anche come mai: avevano l’istinto e gli aveva fatti arricchire, perché ascoltare dati e numeri?

Dopo la crisi economica che ha tagliato le gambe a molte aziende ci siamo rimessi tutti sui banchi di scuola e abbiamo capito come mai alcuni dati siano tanto importanti. Si sono rispolverati termini come business intelligence. La BI parla proprio di questo: dei processi aziendali per raccogliere dati e analizzare informazioni strategiche.

Tutto il nostro mondo si muove sulla strada di immagazzinare e analizzare dati: conosciamo i target di pubblico con una puntualità difficilmente paragonabile ad analisi passate, abbiamo raggiunto nuove frontiere della comunicazione e nuove branche della scienza iniziano a sviluppare teorie economico sociali impensabili anche solo 20 anni fa. Gran parte di questi ingranaggi si muovono per i potentissimi dati che possiamo acquisire oggi.

Nel mondo del marketing e della comunicazione ci sono 40 mila ottime idee e 4 che portano risultati, perché? Non la farò facile: ogni situazione fa storia a sé, ma spesso questi dati sono frutti dell’albero marcio del disinteresse ad analizzare cosa accade.

Come capisco se vendo con efficacia un prodotto se ogni mese non mi fermo a vedere cosa è successo? Come miglioro la mia attività se non riesco nemmeno ad accorgermi che qualcosa non va come programmato?

Una persona che si chiede questo è già sulla buona strada. La mia risposta è semplice: leggi i dati, i dati salvano un business!

Bada però: i dati vanno interpretati, analizzati e soppesati con grande attenzione. Ora che le macchine fanno molti calcoli per noi è bene non diventare pigri e mantenere acceso il cervello quando si parla di analisi.

Sono un calciatore dilettante e un digital advertiser professionista

Due spinte opposte, ti dicevo. Aggiungo che puoi cercare frotte di articoli nel web e troverai negli anfratti altri mille personaggi un po’ come me (ma con meno ricci) a dire quale che sia la linea giusta da seguire. Sarò franco: non hanno ragione. Come lo sai, Mike?

Primo perché sono un calciatore: Charlie Adam una volta ha fatto gol tirando da oltre 60 metri di distanza e tanti saluti al difensore centrale. Bellissimo da vedere, ma si contano sulle dita della mano le situazioni di questo tipo: se tiri da così lontano sbagli.

Il secondo motivo è perché vivo nel mondo del marketing e vedo ogni giorno come funzionano o meno le strategie. Insomma lascia un progetto solo alla pancia dei manager e sarà disastroso, rimettiti solo ai dati delle piattaforme e otterrai lo stesso risultato.

Questo è uno dei rarissimi casi in cui credo di essere più giudizioso del solito e professarmi mediatore tra due spinte opposte. Però leggi quei cavolo di dati prima di tirare, che non siamo mica Charlie Adam.

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