Newsletter: perché se si parla a caso è meglio star zitti

Parliamo del fantastico mondo delle newsletter!

Al momento seguo un brand che sta crescendo molto, e-commerce di prodotti di nicchia che realizza oggetti per il piacere sessuale – io amo il mio lavoro.

Con lui abbiamo sviluppato una strategia per ampliare la sua cerchia di contatti e aumentare le vendite partendo proprio dall’email marketing.

Perché? Perché, dati alla mano, ancora oggi la newsletter ha un tasso di penetrazione, insight del 67,4%. Secondo MailUp, tra i sistemi più noti e importanti di marketing automation, da maggio 2012 a oggi le aperture da dispositivi mobile sono aumentate del 31,4%, passando dal 19,9% al 26,2%. Son dati belli da vedere, ma anche ottimo monito: molti brand lo usano, come fare a raggiungere l’obiettivo?

Come distinguersi? Un marasma di newsletter

Ora stai leggendo il mio articolo, cosa che mi fa molto piacere. Ipotizziamo però che invece di stare qui stessi scorrendo sul tuo client di posta le mail che hai ricevuto. Cosa vedresti?

Ognuno di noi è iscritto a una moltitudine di newsletter, ne apriamo pochissime e le clicchiamo ancora meno. Nel marasma di mail che riceviamo però c’è una grande varietà di informazione, dal sociale al commerciale e varie piccole sfumature. 

Ci sono newsletter non newsletter.

Le peggiori newsletter le puoi riconoscere da lontano: oggetto vago, classificate come mail normale, le apri e nel testo scorgi un “vedi la locandina in allegato”. Ancora molte persone utilizzano come “newsletter” sistemi che non sono preposti a fare newsletter: la mail.

La mail è un dono del Web che ci permette di lavorare, ricordare scadenze e persino programmare le ferie. La mail non va bene per mandare comunicazione come newsletter! In primis, dopo un po’ il server risulterà potenziale spam, in aggiunta non si inseriscono elementi di grafica che oggi giorno sono imprescindibili e soprattutto: non monitori nulla e non riesci a personalizzare il messaggio. Se vuoi mandare una newsletter usa i server ad hoc, ne hai anche di gratuiti ed estremamente intuitivi.

Non basta usare il server e le belle immagini: devi avere un messaggio.

Molte newsletter, diciamolo, sono fatte male e non solo sul versante visual. 

Molte newsletter mancano di elementi fondamentali come una CTA, la call to action – letteralmente la chiamata alle armi che invita l’utente a fare una determinata azione. Ancora i messaggi sono tanto vaghi da essere vuoti per chiunque o peggio sono assolutamente inadatti per noi.

La regola d’oro delle newsletter è una: parli con senso o stai zitto.

Mi piace lavorare nella comunicazione, perché a differenza di quanto si pensi o sei bravo a raccontare e lo fai con un senso ben preciso, oppure non otterrai nulla di buono: il tuo messaggio ha più o meno efficacia? Questo lo vedranno i dati, ma se metti su qualcosa a caso il risultato è abbastanza prevedibile.

Per il brand con cui sto lavorando abbiamo fatto una comunicazione mirata e personalizzata. Perché? Perché si parte sempre da li.

Non è che Mike si è alzato la mattina e lo ha deciso, sono i dati che vedo ogni giorno a dimostrarlo e non solo i miei. Un’analisi condotta da Marketing Land ha mostrato come i tassi di conversione siano ben 6 volte più alti, con tassi di clic unici superiori del 41% rispetto alle email non personalizzate.

Fuori dai dati: usa la testa. Non importa i numeri degli iscritti, puoi averne anche 2 o 3 mila, pensi a loro non sfuggirà che stai scrivendo per tutti e -quindi- per nessuno? 

Premesso che un numero come 2 o 3 mila utenti sono già una ottima base di partenza da cui partire per ottimizzare la tua comunicazione. Non servono miliardi di utenti per avere l’impellenza di indirizzare una newsletter: la tua newsletter andrà sempre indirizzata a qualcuno. Se hai numeri ridotti puoi strutturare 3 o 4 categorie con cui differenziare i pubblici, di più rischieresti di avere più lavoro che ritorno con una fanbase tanto bassa.

Tuttavia è un inizio. Soprattutto ragioniamo per assurdo: non differenzi il tuo pubblico, cosa succede dopo? Non saprai cosa raccontargli perché non hai leve. Cosa gli piace? Cosa detesta? Sono uomini o donne? Hanno 20 o 60 anni?

Parlerò di determinati prodotti a una donna di 20 anni e con un tipo di tono di voce, che sarà indubbiamente differente rispetto a un sessantenne. Soprattutto la pubblicità non personalizzata non piace all’utente che la rifiuta e lo indispettisce nei confronti del tuo brand.

Se tu che mi stai leggendo hai, per qualsivoglia motivo, una o più newsletter da gestire pondera bene prima di lanciare comunicazioni. Perché, da collega a collega, il caso è il nostro peggior nemico!

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